Referendum

In Bolivia il giorno delle votazioni è vietato utilizzare le auto private, così la città, che di solito è caotica e piena di traffico, rimane deserta.

Io mi sono svegliata prestissimo perché dovevo andare a filmare l’apertura delle urne a Sopochaci un quartiere di La Paz, ma non c’erano taxi. Allora è venuto l’autista di AP che aveva il permesso di circolare.

Che bella la città senza le auto, è come se l’avessi vista per la prima volta. Ho potuto apprezzare finalmente gli edifici coloniali e anche i grattacieli anni settanta colorati e osceni hanno assunto una loro perché nell’estetica postmoderna delle megalopoli.

La giornata è stata molto calda e gli abitanti di La Paz sono usciti tutti in strada a passeggiare, nel mezzo di una delle avenide principali della città, vicino all’ufficio di AP, alcuni signori si sono messi a far volare un modellino di un elicottero.

Le elezioni si sono svolte in tutta tranquillità, i seggi erano allestiti dentro le scuole, ma in alcuni casi anche in posti più strani, come in un giardino posto su un’altura, da cui si poteva godere la vista di tutta la città.

Per ragioni di sicurezza, per impedire ai boliviani di votare più di una volta, i votanti erano costretti, usciti dal seggio, a immergere un dito della mano in un piccolo contenitore dove c’era tinta viola indelebile.

Era facile distinguere chi aveva votato.

Alla chiusura delle urne, quando i primi risultati elettorali sono cominciati a trapelare, la stampa è accorsa in piazza Murillo, davanti al palazzo presidenziale ad aspettare che arrivasse il presidente.

La piazza era piena, ma la cosa strana è che in un primo momento non c’erano boliviani, ma c’erano tantissimi turisti argentini e eurpei che esultavano e salutavano la vittoria del sì.

Chatrine, una signora belga che ho intervistato, era tutta fiera di essere in piazza. “Sono venuta in Bolivia per assistere a questo momento così fondamentale anche per noi europei. Finalmente i popoli indigeni sono stati riconosciuti da una carta costituzionale”.

Poi è arrivato il presidente e l’ovazione della piazza era incontenibile.

È sceso dall’auto e ha salutato ed è salito a palazzo.

Mentre aspettavamo che s’affacciasse dal balcone, per commentare i risultati, gli altoparlanti hanno cominciato a trasmettere musica, ma non si trattava di musica tradizionale andina, intervallato con l’inno del Mas, la filodiffusione trasmetteva musica pop romantica che parlava di amore e sentimenti traditi.

Che ridere!!!

Finalmente il presidente s’è affacciato con tutto il governo e ha detto “Grazie alla volontà sovrana di tutti i boliviani oggi abbiamo rifondato una Bolivia giusta e con pari opportunità per tutti”, per fortuna non ha fatto un discorso troppo lungo.

La piazza ha continuato a ballare e ubriacarsi, mentre noi giornalisti, fotografi e cineoperatori siamo scappati in ufficio a mandare l’ultimo pezzo della giornata, cominciata all’alba. Esausti.

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